Shopping con undicenne

Ieri ho fatto un giro per negozi con mia nipote di undici anni e la sua mamma, per cercare il vestitino per la Cresima di maggio.

In tutta tranquillità, in un’oretta a fine giornata siamo entrate in un paio di negozi del centro della mia bella città di provincia, tutti ben forniti e griffati.

Non me l’aspettavo, ma la scelta dell’abito si è rivelata una faccenda seria perchè la mia nipotina ha le idee molto chiare in fatto di abbigliamento e infatti poco prima mi aveva confidato che da grande farà la stilista.

“C’è una scuola in un paese, che non mi ricordo come si chiama che è fuori dalla città, che ti prepara per diventare stilista: io farò quella. Ho anche la zia sarta Nella che mi farà i vestiti, la mamma parrucchiera sistemerà i capelli, la nonna estetista… però adesso ci vede poco perchè l’hanno operata alla cataplasma dell’occhio…”

“Cataratta”

“…sì alla cataratta, e comunque non ci vede, ma una sostituta la trovo…”

“Senz’altro.”

“…e poi il papà fa il muratore, lo zio imbianchino, e l’impresa l’abbiamo fatta!”

Mi sfugge il coinvolgimento del comparto edile nel progetto professionale del settore moda, ma si sa, un bravo artigiano in famiglia non guasta mai e se poi sono due, tanto meglio, che di questi tempi melius abundare quam deficere.

“Insomma, il percorso professionale l’abbiamo tracciato” incalzo.

“D’altra parte, replica lei con fare ammiccante “se mi sono disegnata da sola il vestito per la Comunione… abbiamo detto tutto!”

Appunto. Vogliamo aggiungere altro? Sì, vogliamo.

“Ho già trovato due vestiti che mi piacciono, al Fashion Outlet: però, tutti e due hanno un problema…” e qui l’espressione si fa preoccupata e anche un pizzico indispettita.

“Il primo, mi piace tutto: il colore, la forma, la scollatura. Ma ha il tulle sotto! E io lo odio!!

L’altro, invece, è trooooppo rigido!! Mi farà sicuramente caldo, perchè io ho SEMPRE caldo! Però è bellissimo…” e spalanca gli occhioni, nel ricordo dell’adorato oggetto “…è bianco, con delle rose rosa, grandi, disegnate bene che si vedono bene, non dei disegnini così, leggeri leggeri. La scollatura è bellissima…” e traccia con le dita un semicerchio sotto il collo che ai miei occhi sembra una tradizionale scollatura a girocollo, ma preferisco tacere e annuire con cenni del capo e sguardi di approvazione.

Andiamo avanti così per venti minuti, finchè arriva il momento di andare. E andiamo.

Nel negozio la mamma esordisce con un inequivocabile: “Stiamo cercando un vestito per la Cresima”.

La commessa, una signora matura, controbatte sfoderando su una gruccia dopo l’altra tutta una serie di abitini deliziosi e di buona fattura.

Ma la ragazzina scuote la testa, uno dopo l’altro.

La commerciante, dopo un iniziale subitaneo smarrimento, comprende che chi decide in famiglia è la piccola di casa e, complice una statura non troppo dissimile, si rivolge direttamente a lei.

“Cosa ne pensi di questo? E’ molto estivo, ma con un bolerino e le scarpe da ginnastica lo porti anche adesso, o con un sandalino al mare, è favoloso!”

Io osservo la scena incantata e in un momento, mi rivedo trentanni prima in una situazione simile, con mia madre a fare spese.

Premesso che per anni ho ereditato i vestiti di mia sorella maggiore e anche qualcosina di mio fratello (nonostante lei, la matriarca, ancora neghi) e che, pertanto, lo shopping con mammà non ha occupato un porzione significativa della mia infanzia, tuttavia qualche volta è capitato e ogni volta la scena era la seguente.

Mamma sceglieva il negozio dove acquistare delle “belle cose da bambini al prezzo giusto”. Cioè, a poco. Si entrava insieme, lei davanti, io dietro, tutta vergognosa, poi mamma interpellava la commessa con una richiesta specifica, del tipo: “Stiamo cercando un maglioncino blu di cotone a girocollo da abbinare ad un pantalone in vellutino beige” e ad ogni proposta alternativa, si negava risolutamente: “Non è quello che cerco”oppure “Alla bambina non sta bene” o, semplicemente: “No”.

Talvolta osavo esprimere un parere: “Mi piace quello”, ma non era mai adatto per l’occasione.  “Tesoro, non è quello che stiamo cercando” oppure storceva il naso, lo guardava bene (anni dopo ho capito che leggeva il prezzo sul cartellino) e lo liquidava SEMPRE con un bisbiglio per non farsi sentire dalla commessa: “E’ fatto male”. E sulla qualità non si poteva discutere: tutto, ma non un vestito scadente su quel fiore di figlia!

Insomma, non avevo voce in capitolo, non potevo comprare nulla da sola e anche se lei mi avesse lasciata libera, nel negozio, davanti alla commessa che mi esibiva gonne, camicette, vestitini affinché io scegliessi da me cosa mi piaceva mettere, non avrei saputo cosa dire, cosa fare, cosa scegliere!

E in un attimo capisco che un abisso generazionale separa la me-bambina da mia nipote: io, che ho vestito per anni le mie Barbie con i vestiti che non avrei mai indossato nella vita e lei, che fa di se stessa la sua bambola, con una disinvoltura così naturale da trasformare il gioco in vita reale.

Non c’è dubbio: farà la stilista. E io, mi farò vestire da lei.

 

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