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Il lenzuolone di Monti

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto sulle liberalizzazioni.
Come dice la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, prima di dare giudizi nel particolare “bisognerebbe conoscere il testo”, tra l’altro in rete con le sue 132 pagine. Ma ricostruzioni più o meno globali sono stati realizzate dai giornali èd possibile avanzare commenti, pur sommariamente.
Il decreto è stato definito un “lenzuolone” per la vastità dei settori toccati dai provvedimenti, un pacchetto che mira ad agevolare la crescita dopo la stretta sui conti pubblici. Gli interventi di liberalizzazione vera e propria si concentrano nei settori dei servizi professionali, delle farmacie, della distribuzione dei carburanti, dove sono stati comunque notati dei passi indietro rispetto alle previsioni: si punta all’aumento del numero degli operatori (notai, farmacie e taxi), sul contrasto a pratiche commerciali potenzialmente anticoncorrenziali (benzinai ma anche edicole). E poi: abrogazione di tutte le tariffe professionali, abolizione dei vincoli per l’avvio delle imprese, nascita dell’authority per i trasporti e del tribunale delle imprese. Con un vuoto evidente: non toccate banche ed assicurazioni.
Il Pd con Bersani ha fatto sapere che su diverse materie si può fare di più e meglio e con maggiore immediatezza; parlo di farmaci, parafarmaci, di gas, di assicurazioni, banche e servizi professionali”, e dunque ha annunciato proposte di modifica. Il Pdl, a dispetto di una ipotetica linea politica libertaria, liberale e liberista che dovrebbe appartenergli, continuerà a difendere le categorie e probabilmente farà anche battaglia per la sospensione di 90 giorni del cosiddetto Beauty contest, l’assegnazione (gratuita) delle frequenze televisive, che Mediaset ha già definito “illiberale”.
Le reazioni delle categorie interessate, tassisti, medici, avvocati, continueranno ad essere forti. Si spera siano incanalati su binari democratici, perchè le azioni dei tassisti della scorsa settimana (con l’aggressione di colleghi, politici e giornalisti) sono risultate a dir poco indegne.
Secondo il governo con le nuove norme il Pil potrebbe salire dell’11%, i consumi dell’8% e i salari reali di quasi il 12%. Sono numeri che appaiono a molti come esagerati e troppo ottimisti. Intanto Adusbef e Federconsumatori dicono che il pacchetto-Monti farà risparmiare in media 414 euro l’anno a testa, ma “le stime saranno valide soltanto se tutte le norme verranno attuate senza cambiamenti o resistenze”.
Come spesso accade ultimamente ci troviamo di fronte a una manovra talmente ampia da trovare difficoltà ad esprimere verdetti, senza rimandare quantomeno all’ingresso e alla discussione del decreto in Parlamento.
Tralasciando giudizi nel merito, per i quali ora come ora gli stessi politici provano dei disagi, resta una cosa da far notare. Come scrive oggi il Sole 24 ore “non c’è dubbio che Monti, alzando di molto posta e prospettando una riforma e non un colpo episodico, mette un’intera classe politica di fronte ai sui ritardi, anche culturali, e al suo immobilismo, segnando un punto a suo favore”.

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